Valori e Pronuncia del < Alfabeto Arbëreshë >
[ arbëreshë in corsivo ]
A
a |
Prima lettera dell'alfabeto, di provenienza dall'alfabeto fenice [ ] 'a'; vocale media, articolata con la massima apertura della bocca e la lingua abbassata. - ( alfa ) dal Greco non è che l'adattamento della parola fenice ' lp' indicante il toro, la forma primitiva che modella la testa del toro. / fig . ariji (biondo), afat (scadenza), parim (principio ) , rifilloj ( ricominciare ) . - vocale centrale, come in italiano, albero ( lis ). La vocale all'inizio della parola è in genere 'a' chiusa e quasi sorda: shpërduzim (abuso), abat (abate) ; agim (alba), arnonja (rattoppare); _ prep.: innanzi ad altra vocale coserva la consonante: ajò (essa, ella), àjer (aria), austriak (austiaco) ; prapa (dietro), ngrah (addosso), aderim ( accesso ) . - forma complementi predicativi dell'oggetto: arëqëllim / horoskop (oroscopo), argjondë (non poter star fermo).
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B
b |
Seconda lettera dell'alfabeto. La 'b' si legge be , consonante intermedia tra ' b e v' , la pronuncia deriva dal fenice [ ], ed ha lo stesso valore fonetico della bët ( ß ) greco-fenice. La pronuncia richiede una chiusura e riapertura delle labbra - consonante esplosiva bilabiale sonora: come in italiano barca ( kravië ), basta ( miaftë ); bie simur (ammalare), mbiethë (avvolgere). - Davanti alla consonante b non può mai trovarsi la consonante n , che deve essere, in tutti i casi, sostituita dalla m , come in: mbrëma (pomeriggio), mbasi (siccome). - consonante aperta, come: bakahu (baccala), bukura (bella), bllokoj (bloccare), biri (figlio), boshtit (filatoio).
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C
c |
Terza lettera dell'alfabeto, ' c' dolce; consonante, derivata dal [ ] fenice per pronuncia, poi il carattere dal ([ ? ] gamma) greco. Consonante occultiva velare sonora, specialmente davanti alle vocali palatali ( e e i ) pronunzia occlusiva velare, come nell'italiano in: cinque ( pësë ), città ( qytet ), cerco ( kurkonja ), cento ( njëqind ), cielo ( quielli ), cibo ( qjellë ). - Allo stesso tempo, consonante sorda, fonema velare ' c' duro <' k' forma in uso da qualche dialetto - cha > probabilmente dall'uso fenicio e poi greco, come <ch> ital. in parco (vendqë) , o casa ( shpia ), calmare ( prakantanë ), canto ( këndonj ); - cak (meta), copa ( pezzo ). Davanti a consonante Croaci (Croazia), crugettet ( ghirlanda di fichi ) .
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Ç
ç |
Quarta lettera dell'alfabeto, ç l'Arbëreshë ha accanto al ' c' duro un ç dolce, cioè l'africata palatoalveolare sorda, altrimenti detta semiocclusiva prepalatale ç, rappresentati nella scrittura davanti a ' e' e ' i' . - fricativa palatale sorda, come in italiano la ‘ c -ci' davanti le vocali palatali ( e e i ) l'originale pronuncia occlusiva velare, come in: çë bët (cosa avete fatto) , çë ççahet (fragile). - Ha un suono velare dinanzi alle vocali come in: çdò tmer (che vuoi di più), çkà (che ha), çiftëzoj (accoppiare), çiltër (candido), çik (accennare) . - Doppia: 'çç' come in italiano: cèna, (pronuncia: cci ), come in: çç ( che cosa ), ççë ka ( che cosa ha ), ç çë donj ( che desidera ), ççìddo (alquanto).
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D
d
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Dh dh
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Quinta lettera dell'alfabeto, derivante dal [ ]' dale ' fenice, la cui forma maiuscola deriva attraverso il ' delta' greco. -'d', Consonante occlusiva dentale sonora di pronuncia 'd' come in ital. casa ( shpija ); - in arb. dasha (amare), dagljë (uscita); che si articola appoggiando la punta della lingua tra gli alveoli e la superiore posteriore degl'incisivi superiori, è quindi, propriamente alveo-dentale.
- 'dh' spirante, interdentale (es. come la ' th ' inglese di then < dhèn >); - in arb. dhe , come dhjetë (dieci) ; postdentale come in ital. darsi ( jipëm ), danze ( kembesa ), desiderio ( maahë ); debito ( dhitir ).
oppure, dhì (capra), dhinonja (criticare); i dhjeti (decimo), dhomë (sala) dhuratë (omaggio) .
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Dj dj |
Sesta lettera dell'alfabeto, 'dj' l'Arbëreshëe ha accanto al 'd' duro un ' dj ' = d addolcito, cioè l'africata palatoalveolare sorda, o, semiocclusiva prepalatale ' dj ', rappresentati nella scrittura davanti a ' e ' e ' i '. Come la ' d ' c'acuminale, l'una e l'altra articolate più indietro; - è normalmente occlusiva in qualsiasi posizione, variando soltanto la lunghezza e la tensione; - simile alla ‘di' italiano in: dire ( thoja ); djalië (ragazzo), djathtas (destra). - In quasi tutte le posizioni è l'esito normale della 'd', dijë (sappi), dijeni (conoscenza); o come la: ‘th' inglese in the, ' dhe '. - in arb., dja (diede), dj ap i (ramarro), djëpië (culla), djisham ( spogliarsi ) .
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E
e |
Settima lettera dell'alfabeto, la 'e' risale a un prototipo [ ] usato dai fenici propriamente con il valore di ' h '. la cui forma attuale deriva alla ' E' dell'alfabeto greco. - con la ' e ' semitonica (con accento secondario) la distinzione è solo facoltativa, rappresenta due distinti fonemi vocalici, l'e, é semitonica aperta o larga è , e l' e chiusa, stretta velata, l' e del tutto atona perde ogni valore, ha un suono uniforme, quasi chiusa. - vocale chiusa o stretta, come in pera ( dardh ), sera ( mbr ëma ) ; - vocale aperta o larga, come ‘e' in ital.: erba ( barit ), eclisse ( kgrizhàrturitë ). - in arb.: ese (saggio), e si gjò ! (eccòme!), Evropës (Europa), dèllie (pecorino).
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Ë ë |
Ottava lettera dell'alfabeto, vocale neutra semimuta, quasi sorda: simile alla ‘ e ' francese nei monosillabi “ më, të, lë ”. Sotto l'accento dei puntini la distinzione e <ë> netta, velata, ma l'ortografia ordinaria non ne tiene conto, tanto che si scrivono allo stesso modo parole come éra, èrë (vento), ezzë (andate) ézzë (vìa, vai via); quest'insufficienza dell'ortografia è spesso causa di incertezze nella pronuncia. -in arb., ëmër (nome), mëma (mamma). - muta: nelle sillabe atone aperte, mirë (bene); dhëmbët (denti); o vocale aperta, raramente 'è' nasale, come in vëa (uovo), vëra (mettilo), i jùajë (di voi), ëmbëlsirë (torta).
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F f |
Nona lettera dell'alfabeto, consonante labiodentale spirante sorda, rafforzata in posizione intervocalica; la forma maiuscola deriva dall'alfabeto greco primitivo, segno che era usato per indicare la semivocale û, conservata dai dialetti. Nel sistema fonologico arbëreshë, si legge fë, fe ; la 'f' può essere in genere solo di grado tenue, come in folje (verbo), fluturues (volante), fuqi (efficienza); oppure come in ital.: fuoco ( zjàrrhë ), farina ( miell ), fiocco ( fiét ), fortuna ( fanit ). - in arb., farkjèjë (fascia); familjarëvet (familiari), fjalë (parole).
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G
g |
Decima lettera dell'alfabeto, di valore fonetico occlusiva velare, ma nello stesso tempo anche la sua correlativa sorda ' gk' , gkaardhë (siepe); quello originario il ' g' duro, è rappresentato dal semplice g , davanti alle vocali ‘ a , o, u '; ma davanti alle vocale palatale ' i' e ' j' o ' y '; - 'gh' davanti alle vocali ' i e j o y ', fonema che si definisce in ogni posizione un'unica articolazione e si definisce come un'occlusiva velare sonora, cioè come una consonante la cui articolazione richiede una momentanea occlusione del canale orale all'altezza del velo palatino, come in quello del 'c' duro, ed accompagnata da una vibrazione delle corde vocali, che manca invece al 'c' duro. Come in ital. in, gatta ( maççë ), mago ( magjiar ) donna ( grua ). - in arb., gabim (errore); grua (donna); gk uur (pietre ).
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Gj
gj |
Undicesima lettera dell'alfabeto, consonante occlusiva velare sonora, la 'gj' è simile alla ‘ghi' italiana nelle parole ghianda ( llënden ) o ghiro ( jéri ). - in arb .: gj izh (ricotta), gjegja (udii), gjemb (spina); gjon (gufo); gjirit (parenti).
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H
h |
Dodicesima lettera dell'alfabeto, consonante aspirato gutturale, fricativa laringale sorda; l'aspirazione in arbëreshë è tenue e debole. Non c'è nessuna traccia ereditiera, forse fenice [ ] o messapico primitivo. Si pronunzia come la ‘j' spagnola ‘ jardin' (giardino), o ‘ Jesùs' (Gesù). - in arb .,: ha (mangia); herë (tempo, l'ora); ‘ Henë' (Luna), hoora (paese). - In arbëreshë antico esiste anche un gruppo consonatico ‘hj' che è pronunciato simile alla ‘h' aspirata sonora, come in arb .: hipi (sali), hje (ombra); hingrij (gelato), hjidhi (malinconia).
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I
i |
Tredicesima lettera dell'alfabeto, graficamente la lettera deriva dall'alfabeto fenice [ ], era rappresentata presso i vicini greci e i romani da una semplice asta verticale ' I ', sottintendendosi lettera. - ha valore semiconsonantico - atona davanti ad altre vocali; - vocale anteriore di massima chiusura 'i': (es. ital.) isola ( nisìa ), inverno ( dimuri ), piatto ( tajuri ). - in arb ., íanja (tessere), dhilli ( allacciare ), ishi (fosse), i paari (primogenito), ishi ( fosse) itmiërë (positivo).
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J
j |
Quattordicesima lettera dell'alfabeto, espressione derivante dal fenice [ ]; nei dialetti arbëresh ha valore semiconsonantico palatale, - atona davanti ad altre vocali - janar (gennaio), jepjëm (darglielo); simile alla vocale ‘j' ora scomparso dal vocabolario italiano: come in 'iudicij'. In arbëreshë antico la lettera ‘ j ' è consonante. La pronuncia indica suoni nettamente differenziati da 'i'; l'arbëreshë lo propone con due funzioni diverse: tra vocali, o all'inizio di parola davanti ad altra vocale, per indicare il valore semiconsonantico del i (in italiano in Jaja o ‘ieri'). - in arb .: jam (sono); jé (sei); ji (sii); jo (no); ju (voi); janari (gennaio), jug (sud), ju lutem (per piacere).
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K
k
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KJ kj |
Quindicesima lettera dell'alfabeto, 'k' espressione derivante dal fenice [ ]; rappresenta l'occlusiva velare sorda, dal suono come la 'c' gutturale, simile alla ‘ c ' dura italiana davanti alle vocali « a , o , u »; come in: capo ( kep ), complemento ( kundrinor ), curva ( kthesë ). - o, bivio ( krikji ), cantare ( kindonja ); capite ( digkonj ), canzone ( këngë ), curva ( kthesë ).
- Kj come l'italiano ‘ chi' in ‘chiave', kjën (cane) , ku jeni ( dove siete ). - in arb .: kam (ho); kacamite (cerva); kau (bue); kè (hai); këmba (piede), kienka (canti), kjërkji (bicchiere).
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