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Introduzione - Njohja Come Dizionario bilingue, anche questo, che dopo un quarto di secolo di ricerche, vede ora finalmente la luce, può essere definito, con generica determinazione, un archivio di parole bilingue ordinato secondo un determinato criterio e analizzate nella molteplicità dei loro usi e significati. Personalmente sono ben lieto di poter coronare con quest'opera la mia lunga attività di ricerca lessicografica Shqipërië , che per tanti anni mi ha impegnato e per molti giorni mi ha fatto andare in visibilio, riportandomi a quando ero ragazzo, giovane, vivevo a Maschito e parlavamo Arbëreshë con i nostri Padri Arbëreshvet' . Il nome del paese "Shqiperië" appare per la prima volta nei testi del Meggoziono alla metà del II° sec. d.C . nella "Geografia" di Tolomeo, e in un particolare, ricorda il nome dei suoi abitanti "Shqipëtar" che vuol dire "abitatori delle rocce". Il popolo Arbëreshvet discende dagli antichi Illiri, che vivevano fra Likos ( Alessio ) e i monti Candavici e nella città di Albanopolis che era la loro capitale, ad est di Dyrrachium (Durazzo) nei pressi di Kruja (Croia). Gli storici della antichità affermano che gli Illiri esistevano nella penisola balcanica con un proprio linguaggio, sin dal terzo millennio. Ma questi popoli, secondo le conclusioni di alcuni studiosi di lingue e storia, erano i "divini Pelasgi". Shqipërië ( nido di aquile ) è il nome della terra dell'originaria lingua Arbëreshë' ( singolare maschile, detto da alcuni a volte femminile nel dialogo italiano, a ragione della grafia "lettera' dell'alfabeto" , quando la 'lettera' ( lettera e parola <parola sè stessa> femminile) viene denominata). Il nome Arbëreshë' è dett o anche per indicare questo popolo italiano e la propria lingua natia, l'Arbëreshë (Italiano). Lingua inizialmente discendente dalla famiglia dei Pelasgi - Pellazgët , seguita dagli Illiri - Ilirët , e continuò con gli Mbretëritë ilirë , due millenni or sono, i Luftat Iliro-Romake , poi i Sundimi Romak , i Sundimi Bizantin , ed infine uno Stato e una Lingua 'Arbërië' <Tosk edhë Gegë>, dopo di che con il regno Kastrioti (Skënderbeu ) emigrò in Italia con i migranti: Gljuha Arbëreshë nga indo-europea. Shqipërië, 'Arbëreshë', antica lingua dei millenni. Dicevano i nostri antichi: "Gjithe popullesise Arbëreshë ishté të mirën nga të dhënat e t'in Zoti" = "Il linguaggio Arbëresh è il migliore fra i doni elargiti dal Verbo di Dio". ( Dio = Zoty -rimandando alla memoria il Verbo dell'Eterno Signore dei Cieli); sempre indicato nel Millennio passato nelle frase con sottointeso: ' Gjaku yonë i shprishur (në Jeta)' = "I l nostro sangue sparso (nel Mondo)".
'La lingua rappresenta la principale forma di espressione della cultura e della storia di un popolo,
Verso il 3.500 a.C. nasce lo Stato come struttura amministrativa con Capo, Ministri e Funzionari a vari livelli. Contemporaneamente ecco nascere l'architettura dei templi, delle tombe e dei palazzi, la scultura, la pittura e la metallurgia prevalentemente artistica. E con esse, nascono le scienze: l'astrologia, l'astronomia, la grafia singolare e la matematica al servizio dell'architettura , dell'organizzazione, del censo e della tassazione; la chimica dei colori e dei metalli al servizio delle arti; l'astrologia e astronomia per lo Stato, l'agricoltura e il calendario dello Stato; la medicina naturale per il benessere; per i versi parlanti e la poesia cantante, per il gusto degli spiriti raffinati e svegli. Per le nuove condizioni di vita createsi, il parlare poggiato solo sulla memoria (come l'Arbëreshë parlato dai nostri padri negli ultimi cinque secoli) non basta più, perché è solo un mezzo di comunicazione da uomo a uomo presente; per migliorare si esige ora la scrittura, una scrittura che resti impressa sullo specchio celeste, metodi di calcolo per ricordare e prevenire, e unità di misura per tenere tranquilla l'aggressività creativa (da non confondere con l'aggressività violenta erède dell'animale: heres anima ): tutti strumenti atti a comunicare e trasmettere la conoscenza, le scienze da uomo a uomo lontano nel tempo e nello spazio. Studiosi di cinque sei millenni or sono, astrologi astronomi e sacerdoti del potere occulto, adottarono una serie di figure che, tracciate su di un supporto durevole, rappresentano il concetto da comunicare, cioè la scrittura! In un secondo tempo le figure si usarono non più per indicare le «cose», ma i loro «nomi» e i suoni relativi: si ebbe la fonografia. Nei secoli seguenti le necessità sociali comportarono la riduzione della fonografia, carica di segni, alla riduzione di essi indicanti un solo suono, ossia all'« alfabeto » che si diffuse ampiamente nei seguenti millenni sulla costa orientale del Mediterraneo, balkanin-greque-feniçy, balcani-grecia-fenicia, oriente e nord orientale del Mediterraneo, luogo d'incontro dei popoli più progrediti e dei primi splendori della cultura umana. La provenienza geografica e storica del linguaggio Arbëreshë è quella degli antichi popoli dei Balcani, në Ballkanin , che dal principio, ed ancora oggi nei discendenti albanofoni italiani, usano lo schema memoriale cosciente della sempre esisente memoria propria per comunicare. Con Essa si dialogava "nel chiaro della memoria" (il lemma 'arbëreshë', significa "parlare chiaro", "parola chiara"), funzione espressa con la Parola (il Verbo) e le immagini memoriali proprie, nelle chiacchierate, nelle conversazioni della serata sulle piazzette, nel confabulare di lavoro o nei commerci, sotto casa, magari seduti ad un angolo del vicolo, con familiari e amici con un tavolino ed una fiasca di vino; nel parlare le cose in famiglia, oppure in casa seduti in semicerchio intorno ai focolari, ma sempre guardandosi negli occhi, per parlarci chiaro . Shipërië fu la lingua dei popoli dell'Arbëria, Arbër, Kosov, m ontenegro, Macedonia, e del nord nei territori della antica Magna Grecia, Piros e Nuovo Piros e di tutto il territorio della Shqiperië nei tempi di Alessandro Magno (di sangue arbëreshë) . In Italia il linguaggio venne tramandato negli ultimi cinque secoli solo con i dialoghi tra familiari e paesani. I primi arbëreshveti sono arrivati in Italia già nel XIII° secolo, i secondi nel XIV°, erano soprattutto soldati, cavalieri e signori Arbëreshvet, che venivano ad aiutare il re di Napoli contro l'anarchia feudale dei baroni. Poi fra la metà del secolo XIV°-XV°, in gruppi arrivarono nuove migrazioni, cominciate dopo la morte di Skandërberg nel 1468; gente in fuga dalla rovinosa guerra ottomana di conquista e da pulizia etnico-religiosa. Un pezzo di anziana cultura Arbëreshë dell'antica Shqipëria che abbiamo a casa nostra, in Italia, da secoli quasi senza accorgercene, "Uomini in Chiaro". Attualmente in Shqiperia di scritto antico si trova poco o niente, alcuni antichi documenti si trovano negli archivi di Zara, Venezia, Napoli e Vaticano; gli invasori mussulmani turchi ottomani, tra il 1470 e il 1600, bruciarono tutto della anziana cultura Arbëreshë e della nuova arrivata, Cristiana in Shqipëria: fortezze, castelli, abitazioni, santuari, chiesette, antiche masserie..., e ridussero in cenere i campi, i casali, pagliai e quasi tutte le case. Poco o niente restò degli scritti sacri alle genti sopravissute in Shqipërië (Albania), molti furono i martiri dell'antica cultura, studiosi, medici e astrologi, e della nuova cultura cristiana sopraggiunta negli ultimi dieci secoli: molti missionari furono torturati e bruciati con i loro scritti: gliè li mettevano in bocca per fogli e dando fuoco li facevano ingoiare. La lingua Shqipërië è differente dall'attuale lingua Shqip ( albanese ) parlata in Albania, ovvero l'Albanese Ghegë parlato nel nord, sia da quello parlato dagli Arbëreshë in Grecia: l' Arvanitika, questi dialetti più moderni hanno altre trascrizioni e tonalità. "Arbëreshë" è anche il nome degli antichi Shqipër d'Italia, " uomini in chiaro ", che solevano vestire in bianco; ed è il nome della odierna lingua parlata da queste popolazioni che colonizzarono soprattutto il meridione d'Italia fin dal 1399, con i primi capitani di ventura al soldo dei signori in Italia. Il dialogo fra Arbëreshtë anche senza più scrivani, verbalmente si è conservato ed evoluto per oltre cinquecento anni in Italia e in molte parti del mondo, Europa, Canada, Stati Uniti, Argentina, Australia, ecc. L'Arbëreshë parlato dalle minoranze presenti in Italia e dalle minoranze Arbërori in nord Grecia sono perlopiù appartenenti alla varietà Toskërisht , antecedente all'attuale moderna lingua ' Tosco' . Oggi in Albania, continua ancora il senso dei contrari e diverbi fra nord e sud, e così anche nella lingua; le due principali lingue dialettali albanesi usate sono il " Ghego" (da Gegërisht ); ed il " Tosco " (da Toskërisht ), quest'ultima lingua è la più vicina all'antico Shqipër degli Arbëresht. |
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